Ex Ilva: Battista, ‘È arrivato il momento di fermare questa carneficina’

CRONACA
05.05.2022 17:50

Poche ore fa la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia, per la seconda volta in 4 anni, per aver violato i diritti di 39 cittadini di Taranto che avevano chiesto giustizia per i danni provocati alla loro salute dalle emissioni inquinanti prodotte dall'acciaieria ex-Ilva. Lo Stato italiano, ai sensi della decisione presa all’unanimità dai giudici di Strasburgo, dovrà versare 5 mila euro a ciascun ricorrente, tra cui - ricordiamo- ci sono sia cittadini che sono o erano lavoratori della fabbrica, alcuni dei quali hanno contratto patologie “che ritengono essere malattie professionali”. 

La Corte, citando le precedenti condanne all’Italia per altri casi collegati alle emissioni dell’acciaieria, ha sostenuto che ci sia stata una violazione degli articoli 8 e 13 della Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo, rispettivamente sul rispetto della vita privata e familiare e sul diritto a un ricorso effettivo. 

Salgono a due i pronunciamenti della CEDU sulla violazione dei diritti umani che continua a perpetrarsi sui tarantini, l'ONU ha inserito pochi mesi fa Taranto nei "territori di sacrificio" e il processo Ambiente Svenduto si è chiuso con condanne di primo grado per tutti gli imputati.

Cos'altro aspettiamo che accada per pretendere che il nostro diritto alla vita sia rispettato?

A chi si devono rivolgere i cittadini per vedere tutelati i propri diritti? Come può uno Stato reo di non aver garantito il rispetto della vita umana, essere un interlocutore credibile in una vera e propria lotta alla sopravvivenza?

L'unica soluzione, non ci stancheremo mai di dirlo, è la chiusura, la bonifica e la riconversione economica della città.

Taranto ha pagato, e continua a pagare, un prezzo troppo alto. È arrivato il momento di fermare questa carneficina.

Massimo Battista 

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