Taranto: Racconti dal fiume Lenne

Terzo appuntamento con la rubrica ‘Taranto, terra dei fiumi’

Cultura, musica e spettacolo
31.03.2021 23:40

(Di Fabio Dal Cin) Dopo aver narrato storie e leggende legate ai fiumi Tara e Lato, è tempo di fermarci nei pressi della foce del Lenne, fiume poco noto, ma rilevante dal punto di vista storico, antropologico e naturalistico. Sguardi all’orizzonte rassicurano che non vi è alcun pericolo d’invasione, i Saraceni sono distanti nel tempo e nello spazio. Eppure, osservando la foce (a colpo d’occhio si presenta come un fiume di ben più ampia portata!), il suo silenzio, la sua collocazione geografica, si viaggia indietro nel tempo, in un periodo in cui il Mediterraneo era oggetto delle scorrerie degli Arabi, un fenomeno di ampia portata consolidatosi dopo l'espansione della potenza ottomana. Le attività corsare si svolgevano soprattutto dalla primavera all’autunno e spesso si manifestavano in improvvise incursioni, violenti saccheggi, feroci rapimenti e, lungo i percorsi d’acqua, periodici approvvigionamenti idrici. Ogni epoca presenta le sue criticità, le sue limitazioni. Torniamo al nostro Lenne: per raggiungerlo da Taranto, si percorre verso sud la statale 106, si supera la località Chiatona e, seguendo le indicazioni stradali, ci si immette in una strada secondaria che s’insinua all’interno di questo formidabile polmone verde. Canali d’acquaartificiali sovrastati da piccoli ponti, sono segni inequivocabili che l’alveo del fiume non è lontano, mentre il profumo della macchia mediterranea, l’eco dei suoni della risacca del mare lungo il bagnasciuga, contribuiscono alla magia di questo delicato ecosistema. La strada è dissestata a causa delle robuste e superficiali radici dei pini, un disagio ampiamente superabile dai piaceri della vista: la profondità della pineta sulla sinistra, il lento, quasi stagnante, scorrere del fiume sulla destra, un antico ponte e infine la foce, protetta da una lunga spiaggia. Il Lenne discende dalle colline di Mottola, e, contenuto dalla gravina di Palagianello, sfocia nello Ionio attraversando il bosco Romanazzi, a distanza di 3 Km dal fiume Lato. Navigando con l’ausilio di piccole imbarcazioni a remi (è raccomandato il silenzio!) è facile perdersi ammirando alberi secolari e la variegata avifauna: qui, il Colombaccio, la Tortora, oltre che numerosi passeriformi, sono di casa, mentre gli arbusti della macchia mediterranea costituiscono l’habitat ideale per la Capinera e l’Occhiocotto. L’ambiente umido del fiume ospita la Gallinella d’acqua, il Porciglione, l’Airone cenerino e la Garzetta. Volgendo lo sguardo sotto la superficie, infine, ci viene in soccorso un antico aneddoto dell’umanista Cataldantonio Atenisio Carducci: “Nei mesi di dicembre torna l’orata a mar Piccolo coi teneri suoi parti dai fiumi, nelle cui limpide e arenose foci sogliono partorire, e per tal riguardo Monsignor di Mottola, che è padrone del fiume Lenna, gode la franchigia nella nostra dogana (di Taranto), appunto perché non impedisce a vantaggio dei gabellieri la generazione delle orate e delle spigole in detto luogo. Quindi si pescano con la rete nel luogo detto Rotondo, al passaggio, o le lanciano al lume del fuornuolo in tempo di notte”. (Foto Fabio Dal Cin)

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