CRONACA

Taranto: Paziente francese dimesso da Moscati, ‘Siete stati la mia famiglia’

Comunicato stampa
05.05.2020 19:48


La consapevolezza che niente sarà come prima è nelle lacrime che si mescolano ai sorrisi. Perché scendono libere anche se oggi si torna a casa. Un paziente, guarito da coronavirus, si commuove quando, dopo quaranta giorni d’ospedale, saluta affettuosamente tutti e ringrazia medici e infermieri: “Sono stati come una famiglia”.  E’ così che si conclude la lunga degenza di un cittadino di nazionalità francese, dipendente di un’azienda di trasporti internazionale, che oggi ha lasciato l’Ospedale “San Giuseppe Moscati” di Taranto tra gli emozionanti sorrisi di tutto il personale medico e paramedico. Giunto in ospedale con il morale molto basso, in condizioni molto critiche e timoroso dell’evoluzione della malattia, il paziente ha affrontato la sua degenza con coraggio e con l’apporto costante del personale medico ed infermieristico del nosocomio. La lontananza dai familiari, e il senso di solitudine provato, è stato combattuto anche grazie al rapporto umano instauratosi con tutto il personale. Lo stesso paziente, accolto all’uscita da un suo collega, ha chiesto che i suoi ringraziamenti divenissero pubblici: “Ci tenevo a ringraziare tutto il servizio di Pneumologia dell'ospedale San Giuseppe Moscati, sono delle persone molto professionali che mi hanno salvato la vita cosicché io possa ritrovare mia moglie, i miei figli e i miei nipoti. Sono uomini professionali e di gentilezza estrema, oltre che molto competenti. Ricorderò per tutta la vita questo personale qualificato in questo servizio. Io vi ringrazio dal profondo del mio cuore e potrò ritrovare grazie a voi tutta la mia famiglia. Vi ringrazio veramente dal profondo del mio cuore”.

Il dott. Giancarlo D’Alagni, primario del reparto di Pneumologia, si lascia travolgere dall’entusiasmo del paziente: “Sono lieto della dimissione di quest’oggi. Abbiamo ricevuto quotidianamente segnali di affetto da quest’uomo che ogni mattina ci consegnava bigliettini, scritti in un italiano incerto, sui quali erano impresse le sue emozioni. Ci ringraziava costantemente per il nostro affetto, la nostra vicinanza, la generosità non legata al dovere e il nostro entusiasmo ad ogni segnale di miglioramento del suo stato di salute. Per tutto questo periodo ci siamo umilmente sostituiti alla sua famiglia dandogli conforto e umanità. Ma questo cerchiamo di farlo con ogni ricoverato nei nostri reparti, dando speranza, incoraggiamento, strette di mano e auguri di guarigione”.

Il dott. Massimo Soloperto

Il dott. Massimo Soloperto, pneumologo del Moscati, è uno dei medici che ha avuto un ruolo importante nel percorso di degenza del paziente dimesso: “Quando il paziente pian piano ha cominciato a migliorare e ad avere fiducia in se stesso: questo è stato il momento più esaltante e gratificante per me come medico e come uomo. La condizione di questa malattia è estremamente debilitante, toglie l’energia, svuota completamente, dà una debolezza estrema, un’astenia profonda che arriva sino all’anima. Poi pian piano senti tornare le forze, torna il respiro e, non appena ci si può mettere in contatto con i propri cari, questo è, anche per noi, uno dei momenti più belli”.  L’Ospedale Moscati, diventato ormai da più di due mesi Hub Covid 19, vede diminuire giornalmente il numero dei ricoverati nei propri reparti, costantemente monitorati: dalla pneumologia alla terapia intensiva fino a passare a malattie infettive e medicina. Il lavoro degli operatori continua senza sosta dall’inizio dell’epidemia e, in attesa che la curva dei contagi si blocchi, il saluto commosso di questo paziente acquista oggi un sapore

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