Vittorio Galigani

Commissari, la banda degli sprovveduti e il bando contro ogni regola. Calcio a rischio default

10.05.2018 16:05

In tempi non sospetti, avevo espresso (su questa rubrica) perplessità su decisioni e comportamenti assunti dai commissari (Melagò e gli altri da luinominati) che, per “leggerezza” (chiamiamola) dei dirigenti del calcio di casa nostra, si sono “impadroniti” del giocattolo. 

Le decisioni dei commissari (in Federcalcio e in Serie A) stanno disperdendo (rendendo inutile) quanto di buono fatto dalla gestione Tavecchio: gli ottimi rapporti con il presidente Uefa Ceferin, il prossimo Europeo under 21 che si disputerà in Italia, le quattro squadre italiane “portate” in Champions League, Roma designata sede della partita inaugurale degli Europei itineranti del 2020. Fifa e Uefa guardano al calcio italiano. Lo monitorano, meglio ancora lo “controllano” con occhio critico. Di questo passo l’eventualità di essere “collocati” in purgatorio, a tempo determinato, rischia di tramutarsi in ipotesi concreta.

Commissari che, pur essendo persone navigate, ne hanno combinate (ne stanno combinando) più d’una. Con un pressapochismo (da noi definito dilettantismo) che è riuscito nell’impresa storica di ricompattare la maggioranza delle componenti (incluso Cosimo Sibilia) per chiedere la convocazione di una assemblea elettiva. Per restituire il calcio in mano a persone meno sprovvedute. Certo, la scelta di Giancarlo Abete lascia un pochino perplessi. Nulla da dire sulla persona. Sul suo equilibrio, sulla sua professionalità. Un mediatore per natura. Una persona comunque poco decisionista. Non tagliata per scelte chiare e dirette. Un “temporeggiatore”, datato, non in possesso di quei “requisiti” che le componenti inizialmente avevano manifestato. Quando si era “pensato” a un super manager con un volto nuovo “slegato” da qualsivoglia esperienza precedente. Anche sul piano dell’immagine un personaggio più “fresco”, giovane e decisionista. Una scelta che non avrebbe fatto male al sistema calcio che, nel nostro Paese, muove tanti interessi. Sia in termini di seguito che di movimenti finanziari. Una cosa è comunque certa. Giancarlo Abete non commetterà mai gli errori del nostro supercommissario Malagò (la definizione di Megalò non è nostra, se la prenda, casomai, con Dagospia). 

I commissari dedicano molte delle loro attenzioni a quelle che ci piace definire “pagliuzze”. Argomenti di facciata, ma di importanza secondaria: le squadre B, il calcio femminile sottratto ai dilettanti, il due per cento degli arbitri, i ripescaggi e altro ancora. “Pagliuzze” (fastidiose) abbiamo detto.

L’argomento prioritario, determinante, è invece un altro. Il denaro. Ne va della sopravvivenza del sistema calcio, che ne sente una necessità immediata. Mosse sbagliate (di Malagò) ne ritardano l’approvvigionamento.

 

La questione dei diritti televisivi è sprofondata sotto i colpi del Tribunale di Milano (Sezione specializzata per le imprese) che non solo ha confermato il decreto che aveva congelato l’assegnazione alla spagnola Mediapro, ma, nel proprio provvedimento ha bacchettato le offerte (e quindi il bando) asserendo che è contrario alla legge e che non rispetta le regole sulla concorrenza. In sintesi, che ci si ritrova in un enorme pasticcio. 

Di conseguenza, l'unica scelta buona fatta, convincere i presidenti di Serie A (personaggi “particolari”) a eleggere il suo amico Miccichè (senza farli votare segretamente per evitare scherzi di astuzia “lotitiana”), si è rivelata inutile. L’elezione del banchiere-amico è stata fatta solo con una promessa: una volta portata a termine la vittoria di Mediapro (un soggetto solo veicolante dei diritti verso di chi fa questo mestiere) si poteva passare all’incasso scontando i diritti. In largo anticipo e con oneri finanziari limitati. Nessuna banca al mondo darebbe la possibilità a squadre professionistiche a dir poco “chiacchierate” tipo Genoa, Milan, Sampdoria, di vedersi anticipate somme in una situazione finanziaria non chiara. Sono note alle cronache (ci torneremo) le difficoltà di Preziosi e della Fingiochi. Come la “fuga” dell’imprenditore Gallozzi, che dopo mesi di trattative e dopo aver visto i conti, ha rinviato comprando una pagina di giornale,per “scusarsi” di non poter salvare la baracca. Peggio sta il Milan, oramai in mano a banchieri americani: cinesi in fallimento e scelte di mercato folli (vedi Kalinic, 10 milioni di prestito e 15 di riscatto obbligatorio). Ma come si fa! Anche il “viperetta” non se la passa meglio. “Galleggia” fra fallimenti di Compagnie aeree (Livingstone) e indagini pendenti. Per farla breve, Micciché doveva essere pronto ad aprire la borsa per tutti. Peccato per loro che il bando faceva acqua da tutte le parti. Per dirla senza peli sulla lingua, non si comprende che tipo di consulenti abbia utilizzato Malagò, prima di mandare avanti la gara. Tanto che lo stesso giorno dell’aggiudicazione i legali di Sky già scuotevano il capo, rispetto all’offerta. Alle modalità dell’asta. Ai pacchetti chiusi e senza prezzo base (…). Ora che il bando è stato “travolto”, ci si ritrova senza il denaro dei diritti televisivi. Il calcio italiano rischia il fallimento di massa. Il caro Malagò, anziché essere onnipresente in manifestazioni e Galà, cerchi di metterci una pezza lavorando e affidandosi a gente di caratura professionale appropriata. Trovi al più presto un'intesa con Sky (al ribasso purtroppo rispetto all’offerta di Mediapro) che possa garantire introiti (immediati) indispensabili per tutto il sistema calcio. Molte società, senza poter scontare i diritti, sono infatti pronte a chiudere bottega. Gli incassi allo stadio, gli abbonamenti e gli sponsor non coprono i fabbisogni per super pagare i calciatori. Vero Mirabelli?

La situazione del compagno di avventura commissariale Roberto Fabbricini e della FIGC non è meno cupa. Anche questa ispirata al dilettantismo. Nessuna delle riforme da fare (pesi in Consiglio Federale, riforma dello Statuto e dei Campionati) è stata fatta. Quella era la “mission” e non colpire il 2 per cento degli arbitri che già sono pronti con il primo ricorso al Collegio di Garanzia (presso il Coni), ma a seguire c’è il Tar del Lazio, giudici sicuramente meno soggetti a pressioni. 

Ancora peggio, se possibile, il sub-commissario Costacurta: incaricato di trovare il nuovo citì (nutriamo in ogni caso forti dubbi che tale compito spetti ad alcuna gestione commissariale) ha prima “toppato” con Carletto Ancelotti (che, come da noi previsto, si è dato alla fuga) per poi direzionarsi su Roberto Mancini, ancora sotto contratto con lo Zenit di San Pietroburgo. Ma lo sa la Federcalcio che lo Zenit fa parte della Federazione Russa e che non si può e non si deve ingaggiare un tecnico ancora sotto contratto? Cari Fabbricini e Costacurta, il rispetto delle regole è la prima legge. Proprio il rispetto delle regole, sia internazionali che interne, è la garanzia che i diritti di tutti e del sistema calcio vengano rispettati. 

L’altro monumentale pasticcio è quello (del Billy-sub commissario) in merito alle seconde squadre. Un vecchio progetto portato avanti da Gabriele Gravina che le società di Serie C gradiscono poco (puro eufemismo) in quanto impedisce il mercato di giovani. Di quelli che poi, ceduti nelle serie maggiori, generano plusvalenze per le quali vale la pena impegnarsi nel formare le nuove leve. Avere seconde squadre significa stravolgere il sistema ed eliminare la tradizione dei campanili d’Italia e la presenza sul territorio nazionale. Ma quello che occorre ricordare è il “rispetto” delle regole. Altrimenti si fa la stessa fine dei bandi televisivi. 

E allora: il citì può essere ingaggiato dopo che si è sciolto il contratto con lo Zenit. Le seconde squadre, comportando una modifica del format (ai sensi dell’art. 50 delle norme federali) potrebbero essere varate solo con lastagione sportiva 2019/2020. Con regole chiare e condivise. Pertanto, cari commissari e sub-commissari, prima di fare annunci, abbiatealmeno il “buongusto” di rispettare le regole. 

Diversamente il flop è assicurato.

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