CRONACA

Cronaca: Taranto, 13 arresti per associazione a delinquere

13.11.2017 19:11

E' stata denominata "Operazione Lampo" quella che i Carabinieri del R.O.S, con il supporto dei Comandi Provinciali di Taranto, Bari e Pavia, hanno portato a termine su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e del G.I.P del Tribunale di Lecce. E' stata eseguita un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, e un sequestro preventivo di beni nei confronti di tredici persone ritenute, a vario titolo, appartenenti ad una associazione di stampo mafioso finalizzato al traffico illecito di stupefacenti,danneggiamento e rapina con l'aggravante del metodo mafioso, detenzione illecita di armi da fuoco e trasferimento fraudolento di valori.                                                                                

I provvedimenti (undici di custodia cautelare in carcere, uno di sottoposizione agli arresti domiciliari ed uno all’obbligo di presentazione alla P.G.) scaturiscono da un’attività investigativa avviata nel mese di ottobre 2014 dal R.O.S. con il supporto dell’Arma territoriale di Massafra nei confronti di un presunto gruppo criminale federato all’organizzazione mafiosa denominata Sacra Corona Unita operante nella città di Massafra e comuni limitrofi, sarebbe stato capeggiato da Cataldo Caporosso, già condannato con sentenza irrevocabile per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso. Lo stesso, era emerso nel corso dell’attività, sarebbe soggetto legato al noto boss calabrese Umberto Bellocco , vecchio “Patriarca” della “’ndrangheta”, a capo dell’omonima cosca di Rosarno (RC), da sempre ai massimi vertici del sodalizio, nonché egli stesso tra gli storici fondatori della Sacra Corona Unita. I vertici dei Carabinieri di Taranto hanno illustrato in una conferenza stampa lo sviluppo delle indagini che hanno permesso di attualizzare la presunta operatività del Caporosso in seno al sodalizio criminale pugliese e di dimostrare come lo stesso fosse stato investito con il grado di “padrino” nell’ambito dell’organizzazione direttamente dal richiamato Bellocco in virtù del ruolo di quest’ultimo nell’ambito della Sacra Corona Unita. Caporosso avrebbe, secondo gli inquirenti, rivestito il ruolo di referente della consorteria calabrese nel territorio tarantino, con lo specifico mandato di curarne la gestione operativa oltre a quella commerciale ed economica.
Nel corso delle indagini sono emersi chiari ed inequivocabili elementi di reità in ordine all’esistenza di un sodalizio criminale avente connotazioni tipiche mafiose, influente sul territorio di Massafra ed aree limitrofe i cui sodali avrebbero dimostrato di essere pienamente consapevoli della loro appartenenza ad una consorteria strutturata gerarchicamente al cui vertice si è posto il citato Caporosso.
Significativi al riguardo, come spiegato in conferenza stampa dai Carabinieri, gli elementi raccolti nel corso delle indagini che hanno consentito all’A.G. di ritenere sussistenti tutti gli elementi tipicamente costitutivi dell’associazione mafiosa armata.
Di particolare interesse, relativamente alla capacità intimidatrice del sodalizio capeggiato dal CAPOROSSO:
– il tentativo di fornire sostegno elettorale, in occasione del rinnovo del Consiglio Regionale della Puglia nell’ anno 2015, ad un candidato tarantino, risultato poi non eletto in quelle consultazioni amministrative, con il chiaro intendimento di poter elevare il livello di pervasività del gruppo attraverso un potenziale referente politico;
– il ricorso ad azioni violente di danneggiamento e rapina all’interno del mercato ittico di Taranto, finanche ricorrendo ad una motosega di grosse dimensioni per cagionare danni al magazzino per la vendita di prodotti ittici della Starfish s.r.l. a seguito dei dissidi sorti tra Capirosso ed un altro indagato e per il quale il GIP non ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza dell’appartenenza al medesimo sodalizio criminale necessari all’emissione di misura cautelare, a seguito dell’estromissione del primo dalla citata società;
– il tentativo di recuperare dei preziosi oggetto di furto, unitamente a Tommaso Putignano, da un esercizio commerciale del luogo, attraverso condotte intimidatorie;
– l’intervento del Caporosso nei confronti di alcuni imprenditori per incidere nel rapporto di lavoro di una conoscente ricorrendo alla propria influenza criminale;
– il recupero di un motociclo asportato ad un parente, semplicemente attraverso l’evocazione del nome del Caporosso e la minaccia di “dare la caccia” agli autori del furto.

Nel corso del procedimento sono emerse, inoltre, fonti di prova utili a dimostrare cointeressenze criminali tra il gruppo riconducibile al CAPOROSSO e quello diretto da PUTIGNANO Tommaso, residente nel vicino comune di Putignano dove quest’ultimo era, all’epoca delle indagini, sottoposto alla misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale di P.S..
In particolare è stata documentata l’esistenza di una fiorente attività di traffico e spaccio al dettaglio di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente del tipo cocaina, commercializzata da una fitta rete di pusher.
Attraverso le attività è stata altresì accertata la disponibilità da parte della consorteria di un considerevole patrimonio economico, ottenuto proprio dagli introiti delle attività illecite poste in essere da utilizzare per le quotidiane esigenze organizzative (acquisto di telefonini, schede, ricariche telefoniche, carburante, etc.) e per le eventuali spese legali sostenute degli affiliati.
Sulla scorta delle anzidette risultanze investigative e degli accertamenti patrimoniali condotti sul tenore di vita degli indagati e dei soggetti ad essi vicini rispetto ai redditi dichiarati, contestualmente all’esecuzione delle misure personali, il G.I.P., accogliendo le richieste degli inquirenti, ha disposto anche il sequestro preventivo di un’attività commerciale di onoranze funebri, quattro veicoli e diversi rapporti finanziari bancari e postali attivi, riconducibili a Cataldo Caporosso ed ai suoi familiari.
L’indagine ha confermato l’elevato livello criminale raggiunto dalla consorteria nel capoluogo jonico, anche al fine di reinvestire i proventi delle attività illecite, intessendo relazioni criminali con altri esponenti della criminalità organizzata tarantina.
Alla conferenza stampa odierna, oltre al Col. Andrea Intermite, comandante Provinciale dei carabinieri di Taranto e al Ten. Col. Giovanni Tamborrino, comandante del Reparto Operativo del Comando Provinciale CC di Taranto, erano presenti il Ten. Col. Gabriele Ventura, comandante della Sezione Anticrimine di Lecce e il Cap. Nicola Leone, comandante della Compagnia CC di Massafra.

Di Adolfo Antonello Giusti

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