Cultura, musica e spettacolo

Teatro: Sabato 26 gennaio, Anfitrione al TaTÀ di Taranto

Un contrappunto grottesco e farsesco in uno spazio che disegna doppi mondi: divino e umano

Comunicato stampa
25.01.2019 13:54

False identità. Per la nona stagione di “Periferie”, sabato 26 gennaio, alle ore 21 al TaTÀ di Taranto, in via Deledda al quartiere Tamburi, va in scena “Anfitrione”, scritto e diretto da Teresa Ludovico, con Michele Cipriani, Irene Grasso, Demi Licata, Alessandro Lussiana, Michele Schiano di Cola, Marco Falcomatà, musiche dal vivo Michele Jamil Marzella, spazio scenico e luci Vincent Longuemare, coreografia Elisabetta Di Terlizzi, costumi Teresa Ludovico e Cristina Bari, assistente alla drammaturgia Loreta Guario, produzione Teatri di Bari. Durata 90 minuti. Biglietto 13 euro, ridotto 10 euro. Info e prenotazioni 099.4725780 - 366.3473430.

«Chi sono io se non sono io? Quando guardo il mio uguale a me, vedo il mio aspetto, tale e quale, non c’è nulla di più simile a me! Io sono quello che sono sempre stato? Dov’è che sono morto? Dove l’ho perduta la mia persona? Il mio me può essere che io l’abbia lasciato? Che io mi sia dimenticato? Chi è più disgraziato di me? Nessuno mi riconosce più, e tutti mi sbeffeggiano a piacere. Non so più chi sono!». Queste sono alcune delle domande che tormentano sia i protagonisti dell’Anfitrione, scritto da Plauto più di 2000 anni fa, che molti di noi oggi.

Il doppio, la costruzione di un’identità fittizia, il furto dell’identità, la perdita dell’identità garantita da un ruolo sociale, sono i temi che Plauto ci consegna in una forma nuova, da lui definita tragicommedia, perché gli accadimenti riguardano dei, padroni e schiavi. In essa il sommo Giove, dopo essersi trasformato nelle più svariate forme animali, vegetali, naturali, decide, per la prima volta, di camuffarsi da uomo. Assume le sembianze di Anfitrione, lontano da casa, per potersi accoppiare con sua moglie, la bella Alcmena, e generare con lei il semidio Ercole. Giove-Anfitrione durante la notte d’amore, lunga come tre notti, racconta ad Alcmena, come se li avesse vissuti personalmente, episodi del viaggio di Anfitrione. Durante il racconto il dio provò, per la prima volta, un’ilarità che poi si premurò di lasciare in dono agli uomini. 

«“Aprite gli occhi spettatori, ne vale la pena: Giove e Mercurio fanno la commedia, qui”, la citazione è di Plauto. Da quel momento nelle rappresentazioni teatrali il comico e il tremendo avrebbero convissuto e avrebbero specchiato le nostre vite mortali ed imperfette. Dopo Plauto in tanti hanno riscritto l’Anfitrione e ciascuno l’ha fatto cercando di ascoltare gli stimoli e le inquietudini del proprio tempo. Ho provato a farlo anch’io», annota Teresa Ludovico.

parliamone | nel foyer, dopo lo spettacolo, la Compagnia incontra il pubblico. Modera la giornalista Marina Luzzi.

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