CRONACA

ArcelorMittal: Massimo Battista, ‘Siamo tornati indietro nel tempo’

Il consigliere comunale: ‘colpirne uno per spaventarne 100, mettendo al primo posto la produzione, il profitto, interessandosi poco delle questioni ambientali e della sicurezza degli impianti’

Comunicato stampa
15.09.2019 02:19

Chi pensava che Mittal, il colosso francoindiano, avrebbe risolto i problemi ambientali e occupazionali della città di Taranto si é sbagliato di grosso. Dopo il tragico incidente capitato al lavoratore Massaro, morto sulla stessa grù dove nel 2012 perse la vita l'operaio Zaccaria, la USB (Unione sindacale di base) ha ritirato la firma dell'accordo "vergognoso” sottoscritto al Mise il 6 settembre 2018 iniziando a parlare di chiusura della grande fabbrica. Oggi, però, chi si oppone e denuncia le precarie condizioni strutturali e di sicurezza in cui operano i lavoratori oltre alle gravi inottemperanze ambientali degli impianti (in marcia nonostante siano sotto sequestro grazie ai 13 decreti firmati da tutti i partiti politici, nessuno escluso, presenti nella scena politica italiana) viene colpito dall'azienda. É notizia di venerdì 13 settembre il licenziamento di un delegato dell'USB che paga le condotte antisindacali messe in atto da Arcerol Mittal, che al termine della gestione lascerà il territorio tarantino con il cerino in mano. Sembra di essere tornati indietro nel tempo quando chi gestiva la vecchia Ilva, la famiglia Riva, aveva gli stessi atteggiamenti: colpirne uno per spaventarne 100, mettendo al primo posto la produzione, il profitto, interessandosi poco delle questioni ambientali e della sicurezza degli impianti. Durante il consiglio comunale, ho notato con stupore quando Franco Rizzo, segretario USB, ha potuto raccontare ciò che era accaduto al delegato licenziato da Arcerol Mittal per aver partecipato allo sciopero del 9 settembre, lo stesso che tutti i consiglieri comunali condividevano al grido de “quella fabbrica va fermata perché a breve potremo parlare solo di strage operaia”. Non basta la solidarietà al lavoratore licenziato e l’indignazione, io che ci sono passato per 3 volte con la famiglia Riva so che adesso contano i fatti: quella fabbrica va fermata immediatamente perché incompatibile con la sicurezza e la salute dei lavoratori e dei cittadini di Taranto. Chi continua a perseguire la strada dell'Ilva aperta ha deciso di uccidere i propri figli.

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