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Taranto: C'erano una volta... Gianpaolo Spagnulo

Domenica 6 Novembre 2016 01:27 in Taranto 1849 Vincenzo Corallo

Nella stagione calcistica 87-88 il Taranto decise di affidare le chiavi della porta al giovane portiere grottagliese Gianpaolo Spagnulo. Prelevato in C1 dal Brindisi, l’estremo difensore ionico diventerà presto uno dei numeri uno più talentuosi del campionato cadetto. Con la casacca rossoblù, il giaguaro totalizzerà oltre 100 presenze ufficiali suddivise tra D, C2, C1 e B, diventando difatti il portiere più forte che la piazza tarantina abbia mai potuto ammirare. Reattività, para rigori d’eccezione e senso della posizione, erano le qualità principali di Gianpaolo Spagnulo, doti che nel corso della sua carriera gli hanno permesso di togliersi grosse soddisfazioni anche ai massimi livelli del calcio italiano.
- Ciao Gianpaolo e benvenuto a "C'erano una volta..." Da calciatore hai avuto il privilegio di giocare a Taranto in tutte le categorie. Dalla D alla B sei stato sempre uno dei pilastri indiscussi della compagine ionica. Tracciando un bilancio sulla lunga esperienza che ti ha visto custodire la porta rossoblù, a distanza di anni, quali aneddoti o storie sono rimaste scalfite nel tuo cuore? 
“Ho giocato a Taranto per 8 anni disputando tutte le categorie dai dilettanti alla cadetteria. Di ricordi e aneddoti carini ne potrei raccontare tantissimi, quello che però ricordo più volentieri è il mio esordio con la maglia rossoblù. Andammo al Dall’Ara per la difficile trasferta con il Bologna, ricordo che per un problema al ginocchio non dovevo nemmeno partire con il resto della squadra. Nonostante la condizione fisica precaria, fui convocato lo stesso dal mister e nel primo tempo del match dovetti sostituirmi addirittura al massaggiatore che, causa influenza, non partì alla volta di Bologna. Nel secondo tempo accadde l’incredibile: dopo l’infortunio di Goletti indossai tuta e guantoni, mi catapultai tra i pali e parai anche un rigore. Un altro aneddoto che ricordo volentieri risale all’anno della promozione dalla C1 alla B con il presidente Carelli al timone del club. Ogni sabato dopo la rifinitura, il presidente era solito venire al campo per scommettere sulla classica sfida ai rigori che durante l’anno divenne praticamente una sorta di rito scaramantico. Quel classico appuntamento di fine settimana portò fortuna, a fine stagione difatti vincemmo il campionato e ritornammo in Serie B".
- Sei cresciuto calcisticamente a Brindisi dove hai mosso i primi passi da professionista in C1, successivamente sei arrivato a Taranto dove ti sei catapultato in una realtà importante come la serie B. Alla luce di queste due esperienze che ti hanno formato calcisticamente, quanto ritieni che le stesse siano state importanti per il raggiungimento della serie A con la maglia del Genoa?
“Brindisi e Taranto sono state due tappe fondamentali per la mia costruzione e preparazione da professionista.  Brindisi mi ha dato l’opportunità di assaporare il professionismo dopo aver vinto un campionato di C2 e affermandomi l’anno successivo in C1. Il mio passaggio al Taranto mi valorizzò ulteriormente, con il club ionico ebbi la possibilità di giocare in serie B e acquisire maggiore esperienza. Grazie a queste due esperienze importantissime, negli anni successivi ho avuto la possibilità di arrivare a giocare in serie A con la maglia del Genoa, un traguardo ambito da qualsiasi calciatore professionista".
- Nelle tante stagioni in rossoblù, quale ricordi più volentieri? Raccontaci inoltre se nel tuo percorso con la casacca rossoblù, ci sono stati giocatori che ti hanno impressionato in maniera positiva e se ritieni che gli stessi avrebbero meritato una carriera ancora più importante. 
“A Taranto sono stato benissimo come calciatore, posso dire che ricordo perfettamente tutte le stagioni passate in riva allo ionio. Sinceramente non mi sento di fare distinzioni perché tutti i campionati disputati, sono stati abbastanza positivi. Se proprio devo sceglierne uno, dico la promozione in B nella stagione 1989-1990 dove confezionammo una straordinaria cavalcata. Per quanto riguarda i miei ex compagni di squadra, ritengo che alla fine ogni giocatore percorre la carriera che merita, sulla base di quelli che sono i miei ricordi, credo che  tutti i giocatori incontrati nella mia avventura a Taranto, hanno fatto una buona carriera per quelle che erano le reali caratteristiche. Dalla D alla B credo che un po’ tutti abbiamo avuto modo di affermarsi nelle categorie più consone al loro bagaglio tecnico". 
- Nella stagione 1992-1993 dopo il buonissimo campionato disputato in Toscana con la maglia del Pisa, approdi in serie A con la maglia del Genoa. Tu che hai avuto la fortuna di confrontarti con realtà calcistiche importanti e giocatori di livello internazionale, che sapore ha avuto per te coronare il sogno di giocare nella massima serie? 
“La serie A è un pianeta totalmente diverso, ti consente di tastare con mano il massimo dell’espressione calcistica in Italia. In quegli anni poi ebbi la fortuna di confrontarmi con tantissimi fuoriclasse, da Gullit a Van Basten, passando dai compagni di squadra Skuhravy e Signorini. La cosa che ho potuto apprezzare maggiormente è stata la professionalità e l’umiltà che rendevano veri uomini questi grandi campioni".
- Insieme a Marco Osio sei stato il calciatore italiano che ha vissuto un'esperienza calcistica in Sud America. Nella stagione 1997-1998 hai firmato un contratto con i brasiliani del Vitoria, squadra della massima serie brasiliana. Aldilà dell'aspetto economico, quanto ti ha arricchito l'esperienza sudamericana? Raccontaci inoltre le differenze che hai riscontrato con il calcio europeo. 
"L’esperienza in Brasile mi ha dato tanto sotto il profilo umano, la loro cultura e il loro modo di intendere il calcio, sono totalmente diversi dal nostro. I giocatori brasiliani sono incredibili, hanno un livello tecnico elevatissimo ma scarseggiano sotto il profilo tattico. Il calcio brasiliano ti permetteva di lavorare bene, tutti gli addetti ai lavori si divertivano e ci si allenava in un clima decisamente di allegria. E’ stata un esperienza che mi ha permesso di conoscere culture e modi di vivere diversi, arricchendo il mio bagaglio di vita".
- La Lega Pro di quest'anno è forse la più importante di sempre, le squadre che la compongono fanno venire i brividi. Basti pensare a Parma , Venezia e Alessandria che hanno investito una barca di soldi per allestire autentiche corazzate. Facendo una panoramica generale tra il girone A e B, chi sono secondo te le più accreditate alla promozione diretta? Nel girone C invece la corsa per la promozione pare sia un discorso a tre tra Lecce, Foggia e Juve Stabia. Alla luce dei risultati finora conseguiti, chi ritieni abbia le carte in regola per raggiungere la serie B?
“Nel girone A vedo favorite per il salto di categoria Alessandria e Cremonese, due squadre che possono vantare società e organici molto forti. Il girone B invece è molto più livellato nella zona alta di classifica, separate da soli tre punti ruotano 7-8 squadre. Credo che Parma, Venezia, Padova, Bassano, Reggiana e Sambedettese si giocheranno fino alla fine il salto di categoria. Vedo chance maggiori per le prime tre citate, ma sono certo che sarà un campionato che fino all’ultima giornata sarà incerto. Nel girone C sono quattro le squadre che si giocheranno la promozione diretta. La scorsa settimana ho visto Lecce-Foggia e devo dire che i satanelli mi hanno impressionato davvero tanto. Anche in questo campionato vedo tanto equilibrio, credo che Lecce, Juve Stabia e Matera diranno la loro fino alla fine".
-Di cosa si occupa attualmente Giampaolo Spagnulo? Grazie mille per la tua disponibilità e come da copione ti chiedo di fare un grosso saluto a tutti i tifosi rossoblù assidui lettori di Blunote.
“Sono un tecnico professionista specializzato nella preparazione dei portieri. Colgo l’occasione per fare un gradissimo saluti ai tifosi del Taranto augurando loro le migliori soddisfazioni".