TARANTO

Fasano: Nadarevic, ‘Speriamo di non fermarci più’

L’attaccante bosniaco lancia la sfida al Taranto: ‘Sognare non costa nulla...’

03.11.2018 00:31

Enis Nadarevic, 31 anni - Foto Us Città di Fasano pagina Facebook

Match winner nella sfida di Bitonto, Enis Nadarevic, 31 anni, lancia la sfida anche al Taranto. Nato in Bosnia, la sua carriera calcistica si è sviluppata in Italia: dopo la prima esperienza in D con la Sanvitese, tanta Serie B con Varese, Genoa, Cesena, Bari, Trapani, Monopoli e Andria. Oggi riparte dalla D con la maglia del Fasano, in quella Puglia che considera una seconda casa visto che gli ha dato una compagna e due figli. “Ringrazio presidente e allenatore per la possibilità - dice a gianlucadimarzio.com -. Abbiamo una squadra forte e dopo due vittorie di fila speriamo di non fermarci più. Ho trovato un gruppo sano, che è l’aspetto più importante. Mi hanno chiesto di essere un uomo spogliatoio e di dare l'esempio ai più giovani, anche se mi sento un ragazzino”.

SCARAMANZIA Schivo, non ama rilasciare interviste, anche per una questione di scaramanzia: “So che è una stupidaggine, ma ogni volta che in passato iniziavo a fare bene, mi infortunavo subito dopo aver rilasciato un’intervista”.

SEGRETO VEGANO “Per due anni ho sofferto di problemi al polpaccio, li ho eliminati approcciandomi alla cucina vegana: addio dolci e carne, ora peso 77 chili rispetto agli 84 di qualche mese fa. Ho molta più cura di me stesso e ho capito che se una persona vuole stare bene deve curarsi dentro e fuori dal campo”. 

GIRONE TOSTO “Con tutto il rispetto, ma la Serie D non è la mia categoria, ma quando quasi nessuno crede più in te devi ripartire dal basso. Devo ammettere che il Girone H è il più difficile di tutti: se non sei concentrato hai problemi contro ogni avversario”.

TARANTO “Dobbiamo salvarci, prima lo facciamo meglio è. Domenica c'è il Taranto, per una partita che si prepara da sola: sognare non costa niente”.

BARI “Sono stato vicino al ritorno in estate, ma oltre a una serie contatti non siamo andati. Fa male vedere un club del genere in D, una delle tifoserie più importanti d’Italia merita la Serie A. Per quanto mi riguarda, quella di Bari è stata l'esperienza più bella da quando ho iniziato a giocare a calcio: ho vissuto in piazze calde, ma nessuna mi ha trasmesso lo stesso calore. Ho un solo rammarico, non aver giocato i playoff. Ma sono fatalista e credo nel destino, doveva andare in quel modo”. 

OBBLIGO UNDER “Sono contro questi obblighi, se uno è bravo gioca. Così si finisce per penalizzare il campionato. I talenti vanno formati dai settori giovanili, non in D. Poi magari mi sbaglio, perché a decidere è chi fa le regole. Però molti colleghi la pensano così”.

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