Teatro

Fornaro: ‘Perché è importante non perdere ‘Uomini d'onore’

Uomini d'onore, per la regia di Anna De Bartolomeo e Fabio Fornaro, debutta venerdì 30 al Teatro Turoldo

25.11.2018 14:55

di MARIA PASTORELLI

“L’impostazione dello spettacolo è dettata da motivi tecnico-artistici o filosofici- etici-sociologici”?

Entrambi i motivi ma non al cinquanta per cento perché quello che il pubblico andrà a vedere è uno spettacolo creato, prendendo spunto da fatti realmente accaduti, documentari, lavori verisimiglianti, libri, interviste e quindi una impostazione artistica, oltre certi limiti, non la si può dare. Nell’ideazione dello spettacolo nasce forte l’esigenza di restare quanto più vicino al filo della verità dei fatti, non è possibile spingersi oltre la storia che desideri mettere in scena e così raccontare. L’impostazione è più sociologica e etica al settanta per cento e a livello tecnico artistico al trenta per cento. L’intervento registico e artistico c’è ma non intende per scelta essere predominante, ha la funzione di rendere meno piatta e più fruibile la messa in scena del lavoro teatrale.

“La chiave di lettura dello spettacolo qual è”?

L’intento è di allargare la memoria di ciò che è successo molti anni or sono nelle coscienze, svegliandole laddove si siano assopite, e mettere in moto un meccanismo di scoperta e attenzione verso i tanti fatti finora celati perché non potevano venire fuori, in altri tempi, dal momento che avrebbero sconvolto l’opinione pubblica e tolto equilibrio alla gente comune. Sveleremo intrecci e nomi coinvolti nel bene e (soprattutto) nel male prima delle stragi di Falcone e Borsellino. La scoperta di alcuni nomi che verranno detti a gran voce durante lo spettacolo ha sconvolto in primis noi.

“Avete avuto paura anche per una solo momento all’idea del tipo di spettacolo a cui stavate destinando le vostre energie?

Uno spettacolo teatrale spaventa sempre in fase di creazione, poi chiaramente quando ci sei dentro oramai lo si è e ci si muove con naturalezza sulla scena.

No, non ci ha spaventato. E’ più giusto dire che ci ha sorpreso in itinere, essendo il primo spettacolo con questa peculiarità argomentativa e tematica.

“Da dove è scaturita, forte, per te e per Anna De Bartolomeo, la necessità di mettere in scena uno spettacolo di questo tipo”?

Da tre anni a questa parte la Compagnia teatrale De Bartolomeo ha completamente voltato pagina sul modo fare il teatro, ora sceglie di comunicare lavorando per un tipo di teatro impegnato, che reca in sé messaggi urgenti e di profondo impatto sociale e di non portare più in scena determinati spettacoli sulla base di quella che può o non può essere la domanda o l’abitudine dello spettatore. La questione è capovolta ora: abbiamo affrontato negli altri anni temi come la Shoah, la violenza sulle donne, e a breve arriverà questo primo nostro messaggio sulla mafia con “Uomini d’onore”.

“Fabio sforzati di uscire da te regista e attore e pensa a che rischio corre lo spettatore dopo aver preso parte allo spettacolo. Cosa deve o non deve aspettarsi”?

Il rischio è, a mio avviso, positivo. E’ da molto tempo che non si impongono nei mass media fatti di cronaca legati alla Mafia dagli anni novanta, questo può far sì che l’opinione pubblica possa pensare che sia stata sconfitta e che non esista più o non corriamo più pericoli.

La Mafia ha subito una metamorfosi. Vi mostreremo il nuovo modo di agire sottotraccia che si è cercato di studiare. Una rete invisibile, meno violenta ma certamente ancora presente, che assume ora nuove forme. Il pubblico non deve, certamente, aspettarsi la centralità su Falcone e Borsellino, ma un quadro di insieme molto più complesso e completo rispetto a quello che è il panorama di quasi cent’anni di storia della Mafia.

“Lo spettacolo è adatto ai bambini? Avete remore a raccontare ai bambini una storia così cruda e scioccante?

Non è consigliato ai bambini troppo piccoli ma solo agli adolescenti se accompagnati nella riflessione attiva di questo spettacolo, perché chiaramente non arriverebbe loro il messaggio. Avremo a che fare con ragazzini delle prime classi superiori durante i matinée, quindi abbiamo pensato tanto anche a questo aspetto dal momento che non è storia molto trattata a livello didattico, pur non conoscendone le ragioni.

“I collegamenti tra la politica e la Mafia quanto influiscono, secondo te, sulla possibilità o meno di trattare liberamente storia viva come questa nelle scuole”?

Tanto, ma non deve essere una scusa appunto. Ecco la presa di coscienza attraverso il teatro che supplisce alle mancanze delle possibilità offerte dalle istituzioni sociali.

“La mafia è stata trattata anche molto in televisione e al cinema, quali potrebbero essere le differenze con la produzione teatrale”?

Il cinema ti dà strumenti e possibilità che il teatro fatica a cederti per compressione di spazi, (tra virgolette perché poi dilata a dismisura le emozioni) questo è più che evidente, dal momento che sei tenuto a sperimentare tutto all’interno di quattro mura cercando di essere quanto più veritiero possibile.

Siamo davanti a un altro trampolino di lancio e ci interessa tanto come reagirà il pubblico debuttando con uno spettacolo generico e non specifico sulla Mafia. Dopo questo “tete a tete” con il pubblico cercheremo di addentrarci in modo più particolareggiato nella tematica.

“Sarai più emozionato prima, durante o dopo “Uomini d’onore”?

Eh…bella domanda…magari ti rispondo venerdì sera dopo la fine dello spettacolo... così si riprende a chiacchierare…abbiamo comunque la sensazione di creare qualcosa di importante…nella mia ribellione Anna mi aiuta tanto sempre perché i suoi insegnamenti vengono messi a frutto attraverso la possibilità che lei mi dà di affiancarla nella visione e realizzazione di questi spettacoli.

“Allo spettatore potrebbe sfuggire qualcosa. A me sfugge, ad esempio. Regista tu, Fabio Fornaro, regista Anna De Bartolomeo: ma lo spettacolo chi lo ha scritto? Che modalità di appoggio alla scrittura vi sono state”?

Le fonti le abbiamo cercate insieme, gli autori sono le vittime e i carnefici della storia che andiamo a raccontare. Le abbiamo semplicemente assemblate con un ordine cronologico, che ci è parso quello più giusto. Sicuramente un approccio innovativo e più sperimentale per questo appuntamento col pubblico di “Uomini d’onore”.

 

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