Serie D

Serie D: Abbonati, numeri da far invidia a Serie B e C

Vito Galasso
28.09.2018 09:10

La sottoscrizione dell’abbonamento è la dimostrazione di fedeltà del tifoso nei confronti della squadra del cuore. Questa forma di attaccamento, però, deve essere necessariamente un piacere altrimenti, se diventa un sacrificio, non ha senso di esistere. Non è una novità che a Taranto l’affezione dei sostenitori sia precipitosamente calata in coincidenza con i risultati deludenti che si sono susseguiti negli anni passati. Sebbene ci sia stato un incremento che oscilla tra il 27 e il 28% rispetto alla stagione trascorsa (870), le 1.112 tessere non sono affatto sufficienti in relazione al bacino d’utenza della città, a maggior ragione se si considera che la campagna è iniziata il 19 luglio ed è durata oltre un mese e mezzo. 

Lo sconforto della tifoseria può portare a una vera e propria operazione di boicottaggio. È il caso di Como, dove ci sono stati solo 278 abbonati. Il mancato ripescaggio ha spinto i vari gruppi della curva lariana a mantenere un atteggiamento ostile: «Ci siamo sentiti dare degli ingrati, tifosi di serie B e ci è stato addirittura chiesto di cambiare la nostra fede per un’altra. Vorremmo informarvi che nella vita esistono solo due cose che non si possono cambiare: la mamma e la squadra di calcio. Qua i comaschi siamo noi e niente e nessuno potrà dirci cosa dobbiamo fare o pensare», recita un comunicato congiunto. Sul ramo orientale del lago di Como, a Lecco, i tifosi hanno subito un duro colpo al cuore quando hanno visto lievitare i prezzi degli abbonamenti. Eppure il Lecco Discovery è stato appoggiato da 559 persone.

Il sostenitore più depresso dell’estate è stato senza dubbio quello barese, il quale è passato nel giro di un amen dal paradiso della serie B all’inferno della D. Nell’ultima partita casalinga contro la Sancataldese lo stadio San Nicola contava 11.252 presenti di cui 6.542 abbonati. Si tratta di numeri provvisori e in continua crescita in quanto la campagna abbonamenti è ancora aperta. Ovviamente non ci sarà gara per nessuno.
Lo stesso percorso è stato intrapreso dal Cesena, che è finito ingratamente nel dilettantismo. I bianconeri hanno registrato 1.500 tessere in poco più di tre giorni e l’ultimo aggiornamento supera le 6.500. È il miglior dato degli ultimi tre anni quando la squadra militava ancora in cadetteria. E, salvo proroghe, si chiude il 13 ottobre. C’è da precisare che il Cesena disputerà le prime giornate di campionato sul campo del Forlì a causa dei lavori di modernizzazione del Manuzzi. Contro l’Agnonese erano presenti 2.914 spettatori. Un’altra nobile decaduta è il Modena che sino alla stagione 2003-04 era in serie A. L’anno scorso è stato escluso dal girone B della serie C dopo la dodicesima giornata per non aver disputato quattro partite seguite da altrettante sconfitte a tavolino. Dal 28 novembre 2017 risulta fallito, dopodiché subisce la revoca dell’affiliazione dalla FIGC. Ciononostante i tifosi dei canarini hanno sorretto la nuova dirigenza con 5.573 abbonamenti. 

Il fallimento ha toccato anche i supporters della Reggiana, che adesso ripartono da zero sotto le mentite spoglie dell’Audace Reggio. In Emilia non si sono lasciati prendere dallo sconforto e dal 7 settembre hanno già raggiunto 2.700 card. E c’è tempo fino al 7 ottobre. C’è grande entusiasmo a Mantova dove sono ufficialmente 1.577 gli abbonati, ben 438 in più rispetto all’anno scorso; a Forlì e Campobasso si viaggia rispettivamente intorno alle 300 e alle 700 unità.

Qualche difficoltà per il Latina (meno di 300 abbonamenti con un calo dell’80% rispetto al periodo in cui militava in Serie B, il Savona (di poco sopra le 100 sottoscrizioni), il Sondrio e l’Isernia (entrambe si muovono sulle 50 carte). Tra le big l’Avellino con il claim Together we can, a due giorni dalla partenza, ha racimolato già 500 tessere. Un buon dato momentaneo, ma è ancora presto per giudicare.

Da segnalare l’assenza di una campagna abbonamenti in diverse compagini, tra cui Massese, San Marino e Messina. Gli apuani hanno una nuova società che sta ancora cercando una propria dimensione; i titani hanno avuto problemi con lo stadio e fino all’ultimo momento hanno rischiato di non potersi iscrivere nemmeno in serie D. Solo con una mossa sorpresa, in data 13 luglio, hanno annunciato il trasloco al comunale Sbrighi di Castiglione di Ravenna, ma senza associati. In terra peloritana la situazione è più complessa perché i club sono due. Il Città di Messina, la “società minore”, avrebbe dovuto disputare le proprie gare interne al Despar Stadium, che però è stato dichiarato inagibile per la serie D per via delle misure e per questo gioca allo stadio Franco Scoglio come l’altra squadra, l’Acr Messina. Quest’ultima ha avuto rogne con il Comune e la Questura in ragione dell’impraticabilità dell’impianto (si parla, tra le altre cose, di problematiche elettriche) e della scadenza prevista a settembre del comodato d’uso. In Coppa Italia ha giocato a porte chiuse, mentre le seguenti aperte al pubblico solo grazie a una concessione per poche gare, con autorizzazione ricevuta dalla Commissione di Vigilanza.
Il calcio dei dilettanti è questo: alcune società raggiungono numeri da far invidia alla serie B e C e altre che arrancano a causa delle proprie incapacità, per uno scarso seguito o per fattori esterni che le mettono i bastoni tra le ruote.

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