Teatro

Nasce a Taranto un Festival del Teatro sui generis

Intervista al direttore artistico Fabio Fornaro

11.02.2019 14:53

 

Di Maria Pastorelli

Chi ha avuto l’idea di questo concorso e perché porta il nome di Italia De Gennaro? Forse il motore ispiratore per la recitazione è anche avere una insegnante geniale. 

L'idea di realizzare questo Festival nasce dalla necessità di differenziare l'offerta, rispetto a concorsi esistenti a Taranto e in provincia ma che si somigliano un po' tutti e che spesso non nascono con scopi puramente artistici e culturali. La diversa finalità del nostro concorso si sposa alla perfezione con quella che è la strada intrapresa da tempo dalla Compagnia Teatrale "Anna De Bartolomeo" che mira a valorizzare un genere teatrale poco conosciuto in città, e cioè il teatro sociale. E' dal 2016, infatti, che la Compagnia ha voltato lo sguardo verso un tipo di messinscene che hanno come obiettivo quello di rappresentare la realtà che ognuno di noi vive costantemente e quotidianamente. Temi come la politica, la storia, il razzismo, la Shoah, la religione, i diritti civili, i maltrattamenti su donne e minori, il lavoro, sono trattati da vari punti di vista e noi ne vogliamo dare uno in più: quello teatrale. Il Festival prende il nome di una persona che più di ogni altra ha dedicato tutta se stessa alla nascita della corrente teatrale a Taranto: Italia de Gennaro è soprattutto questo per chi ha avuto l'onore di conoscerla e lavorare con lei. Un faro nella notte per molti aspiranti attori che con lei, negli scorsi decenni, sono divenuti famosi in tutta Italia.

 

C’è un cambiamento in corso, un progetto che forse nasconde dentro di se la voglia di provare a fare nuove forme di teatro? 

 

Noi vorremmo che ci fosse un cambiamento. L'idea non è solo quella di fare un tipo di teatro diverso, ma spingere anche altre realtà a cimentarsi in contesti simili, sia a livello organizzativo, che recitativo, che "spettatoriale" (passatemi il termine). Questa è sulla carta l'edizione numero 1, ma nei fatti potrei definirla la -1, perché uno degli obiettivi è anche quello di rendere consapevole il pubblico che esistono diversi generi da quelli proposti solitamente, che ci sono persone che mettono a disposizione di ciò le proprie competenze e capacità, e che studiano con notevole impegno affinché l'offerta artistica sia degna dei lavori portati in scena. Abituare il pubblico di Taranto a tutto ciò sappiamo che non è facile, ma lo vogliamo fare lo stesso, perché crediamo in ciò che facciamo ed in chi siamo, ed ovviamente anche nell'intelligenza dello spettatore.


Perché la Compagnia Anna De Bartolomeo a Taranto è una realtà differente?

La nostra è una realtà differente perché ci sono dei dati oggettivi che lo testimoniano. Io sono entrato in compagnia nel maggio del 2008 ed in quasi 11 anni ho visto tantissime ragazze e tantissimi ragazzi formarsi da noi e superare provini in varie Accademie nazionali o diventare attori professionisti al fianco di mostri sacri del teatro e del cinema italiano: Debora e Brian Boccuni, Marco Fanizzi, Eleonora Mina, Kevin Magrì, Virginia Cimmino, Claudio Pellegrini, sono solo alcuni dei ragazzi che dopo anni di studi presso l'I.S.T.A. adesso sono in giro per l'Italia a coronare il loro più grande sogno.

 

Teatro ispirato a storie vere. La gente dopo aver partecipato a uno spettacolo di teatro sociale come deve andare via da teatro? 

La gente deve andare via da teatro con la consapevolezza di aver avuto uno spunto di riflessione in più su un determinato ambito, che non sia solo quello della tv, dei giornali o delle voci di piazza. Il teatro è stata una delle prime forme di comunicazione di massa ed è incomprensibile il motivo per il quale a parità di argomenti trattati, il farlo a teatro, oggi, faccia storcere il naso. Abbiamo iniziato questo percorso partendo dalle scuole, trattando la Shoah, la violenza sulle donne e la Mafia ed i ragazzi hanno sempre risposto in maniera entusiasta, appassionandosi anche dopo aver visto i nostri spettacoli. Ora tocca al pubblico adulto ricevere lo stesso "trattamento" e siamo sicuri che questo Festival sia un ottimo trampolino di lancio.

 

Ci sarà un premio? O Un premio speciale? Progettare e fare: è aprirsi. Hanno richiesto si partecipare tante compagnie teatrali? Le compagnie prescelte sono realtà professionistiche o amatoriali? Siamo tutti curiosi di vedere la risposta del pubblico: siete pronti per il futuro a fare rete con tante altre realtà per ingrandire il valore e la risonanza che avrà il Festival d’arte drammatica regionale Italia De Gennaro? Il tuo ruolo e l’importanza che hanno avuto per te i tuoi maestri


La formula del nostro Festival è uguale a tutti gli altri per quanto riguarda i premi, ma il mio orgoglio più grande è quello di avere a disposizione una giuria tecnica di elevatissimo spessore, formata esclusivamente da attrici ed attori noti a tutto il pubblico tarantino. Inizialmente eravamo dubbiosi sull'estendere il bando di concorso a livello nazionale, ma essendo il nostro debutto organizzativo abbiamo anche noi analizzato la problematica "costi-benefici" ed abbiamo deciso di restringere il campo alla sola regione, e direi che è stata una scelta che ci ha molto soddisfatti: la partecipazione delle compagnie è stata soddisfacente, nonostante le tematiche, ed abbiamo anzi ricevuto molti ringraziamenti per l'occasione che stiamo dando loro perché è raro potersi cimentare in contesti simili. Personalmente quella fra compagnia amatoriale e professionistica è una distinzione che non mi piace fare per più di una motivazione: dedizione, impegno, passione, competenze, capacità, talento, sono tutte componenti che ho notato sia nelle compagnie selezionate che anche di altre viste a teatro per puro diletto, e che nulla hanno da invidiare alle compagnie professionistiche. Certo, se parliamo di grandi nomi il discorso è diverso, ma spesso l'appellativo "amatoriale" può rivelarsi quantomeno fuoriluogo per certe realtà. Il Festival oltre al relativo concetto di "gara" è anche un'occasione per misurarsi e confrontarsi con altre realtà. Innanzitutto ciò non sarebbe stato possibile senza l'unione d'intenti fra la nostra compagnia e l'Associazione Artistico-Culturale "I delfini" di Pasquale Strippoli, a cui va tutto il mio sincero ringraziamento, ma poi come Direttore Artistico ho avuto la possibilità di scambiare idee ed opinioni con i presidenti delle compagnie ammesse ed obiettivi e speranze coincidono perfettamente con le nostre. Io spero che si possa aprire un lungo periodo di collaborazioni con loro e con le altre compagnie ammesse nelle prossime edizioni, in modo tale da ampliare la rete e darci l'opportunità di far crescere il teatro sociale, non solo a Taranto ma anche nel resto della Puglia e magari del Sud.Essere nominato Direttore Artistico di questo Festival è per me ovviamente un onore. Abbiamo iniziato a lavorarci idealmente alla fine della scorsa estate, ma la vera mole di lavoro è stata affrontata da Ottobre: realizzazione del bando, divulgazione, raccolta delle adesioni e scelta delle compagnie ammesse. Un lavoro certosino e minuzioso per fare in modo che il tutto funzioni il meglio possibile fino alla serata di premiazione (4 aprile). Naturalmente non è stato facile scegliere le compagnie, ma chi è stato ammesso ha soddisfatto pienamente dei criteri che io - e soltanto io - ho stabilito, senza influenze esterne. Ovviamente quasi 11 anni di esperienza sul campo mi hanno aiutato, ma i meriti di questa esperienza li devo solo ed esclusivamente ad Anna De Bartolomeo che mi permette di acquisirne sempre di più sia a livello teatrale che organizzativo e per questo non la ringrazierò mai abbastanza.

 

La locandina del primo appuntamento.

 

 

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