CRONACA

Taranto: ‘La Città Vecchia non rinasce senza i servizi primari’

La denuncia è della Confcommercio: ‘C’è bisogno di condizioni idonee per continuare a fermentare’

Comunicato stampa
10.04.2019 13:47

La bellezza della  centro storico antico di Taranto è fuori discussione, è evidente, e lo confermano anche i commenti dei turisti sui social, nei questionari sul gradimento della vacanza lasciati in hotel. “Peccato però che la Città vecchia sia così trascurata!”, è la frase che ricorre – riferiscono gli operatori - nei commenti della clientela, soprattutto straniera, degli alberghi e dei ristoranti dell’Isola. Le guide turistiche in particolare segnalano come la presenza di cani senza guinzaglio, cassonetti porta rifiuti a vista, ampie zone buie, mancanza di segnaletica, motorini sfreccianti tra i passanti siano un pessimo biglietto da visita di presentazione del centro storico antico e come le decantate bellezze non sempre bastino a compensare il senso di disagio, se non addirittura timore, provato dai turisti soprattutto del Nord Europa. Si resta imbarazzati dinnanzi alle osservazioni poco edificanti degli ospiti, come ci viene frequentemente segnalato dagli operatori; commenti che finiscono in rete ingenerando una pessima pubblicità, come è accaduto nei giorni con una organizzazione, che avendo ospitato dirigenti provenienti da varie città italiane, aveva previsto tour di visita alla Città Vecchia, e ha dovuto spiegare che l’Isola andava comunque visitata e che la qualità e la sicurezza del giro turistico erano garantiti.  

IL CIS – il Contratto Istituzionale di Sviluppo per Taranto - quattro anni fa, ha acceso un faro rendendo noto che una grossa fetta delle risorse economiche del Cipe destinate a Taranto (Decreto legge n.1 del 2015), sarebbero state utilizzate per le opere di urbanizzazione primaria (reti idriche e fognarie, illuminazione pubblica, basolato) della Città Vecchia. Se prevalesse, come sembra, la linea del Mibact, solo una  parte di queste risorse potrebbe essere destinata alle infrastrutture primarie di Città Vecchia, e cioè al rifacimento del basolato, resterebbero invece tagliate fuori le altre opere che – non essendo beni culturali - non rientrerebbero nella mission ministeriale. Alcuni coraggiosi imprenditori in questi ultimi anni hanno creduto nelle possibilità di sviluppo di Città Vecchia e hanno investito risorse nella realizzazione di strutture per il diportismo nautico, per l’ospitalità, la ristorazione. Sono stati realizzati alberghi gradevoli e accoglienti, e qualcuno di questi operatori  starebbe valutando la possibilità di raddoppiare l’offerta dei posti letto. Insomma c’è voglia di fare, di mettersi in gioco, anche da parte di alcuni giovani imprenditori. E’ di questi giorni il rifacimento della facciata dell’immobile di via Cariati, voluto da Angelo Matacchiera, titolare del ristorante La Paranza, che ha effettuato restyling e ampliamento della propria attività. Un piccolo ma significativo impulso lo hanno dato i tanti B&B che si sono aperti negli anni recenti, le attività di somministrazione e bar, il pionerismo delle due sorelle Lacitignola che qualche anno fa hanno aperto la strada ai pub con la formula del caffè musicale-letterario. La  Chiesa di Taranto in Città Vecchia ha svolto in questi ultimi anni un ruolo primario, e non solo sul piano  sociale, ma intervenendo con il recupero fisico di spazi e immobili di pregio, ultimo in ordine di tempo il Santuario Madonna della Salute. Non meno importante il ruolo giocato dalle associazioni culturali che con le loro attività spesso nei fine settimana animano l’Isola e da due importanti istituzioni culturali, l’Istituto superiore di studi musicali Giovanni Paisiello e l’Università. E’ innegabile che in Città Vecchia vi sia un lievito  che ha bisogno di condizioni idonee per continuare a fermentare. Senza i servizi essenziali, l’Isola non potrà mai essere un luogo restituito alla piena normalità, dove gli imprenditori rompano gli indugi e si sentano davvero incoraggiati a effettuare nuovi investimenti e la gente torni a desiderare di abitarvi .

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